Chi sono gli scienziati del calcio che hanno trasformato il Mondiale in un affare da cervelloni
Gli scienziati del calcio hanno piazzato le loro macchine sofisticate nelle stanze più inaccessibili dell’International Broadcast Center di Jo’burg. E poi hanno cominciato a occupare i centri di comando in tutti gli stadi che ospiteranno le partite del Mondiale sudafricano, pronti ad analizzare, misurare e trasformare in numeri ogni gesto dei giocatori in campo. Niente rimarrà nascosto: passaggi, colpi di testa, metri percorsi, velocità dei tiri in porta.

Gli scienziati del calcio hanno piazzato le loro macchine sofisticate nelle stanze più inaccessibili dell’International Broadcast Center di Jo’burg. E poi hanno cominciato a occupare i centri di comando in tutti gli stadi che ospiteranno le partite del Mondiale sudafricano, pronti ad analizzare, misurare e trasformare in numeri ogni gesto dei giocatori in campo. Niente rimarrà nascosto: passaggi, colpi di testa, metri percorsi, velocità dei tiri in porta. L’operazione è iniziata tre mesi fa, e adesso siamo arrivati alle prove finali prima dell’inizio dello show. Sono in cento. E quasi tutti italiani. Come italiana è l’azienda che governa i dati della Fifa, la Federazione internazionale di calcio guidata dal sempiterno Sepp Blatter, un uomo che ha dimostrato più volte di non amare troppo il nostro football (come dimenticare lo sgarbo di Berlino, quando non si presentò alla premiazione degli azzurri dopo la finale?), ma ha affidato le chiavi del suo regno a una piccola società informatica torinese. E questo per un motivo molto semplice. Può sembrare inverosimile, però l’Italia ha conquistato negli ultimi anni una leadership assoluta in un settore in grande sviluppo, quello della tecnologia legata allo sport e oggi il calcio mondiale si è messo nelle mani di Deltatre, che non è il nome di un commando speciale dei marines, ma un gruppo di visionari che nel 1986 lavorava per la Olivetti mentre oggi gestisce un business da circa 40 milioni di euro all’anno.
Senza retorica: una storia di successo che ha resistito alla crisi mondiale degli ultimi anni perché il grande circo dello sport non ha subito contraccolpi e ha continuato a spendere, almeno a livello di grandi manifestazioni. All’inizio erano in quattro e due soci fondatori appassionati, Giampiero Rinaudo e Luca Marini, oggi Deltatre impiega 309 persone provenienti da una decina di paesi e dal 2008 fa parte di un altro gruppo italiano, Mediacontech, ma ha conservato la sua identità e, soprattutto, il management. Cosa fanno? Trasformano una partita in numeri, fornendo materiale agli spettatori televisivi e ai professionisti dell’informazione. Sono l’anima hi-tech dell’evento sportivo più seguito del pianeta. Tutto quello che vedremo in tv, grafica e dati sui singoli match, viene dai cervelloni elettronici del gruppo sabaudo. Che per monitorare passo dopo passo i movimenti dei giocatori in campo utilizza anche software e tecnologie dell’esercito israeliano. “Per il Sudafrica –spiega Carlo Lisa, direttore vendite e responsabile dello sviluppo di Deltatre – abbiamo un nuovo programma che consente di ricevere le coordinate dei giocatori con una precisione ai limiti dell’infallibile, e questo grazie ai dati in tempo reale che ci arrivano da un sistema che è lo stesso utilizzato per la guida dei missili di Israele. Tant’è che lo abbiamo comprato da un’azienda di Tel Aviv e da un’altra svedese che aveva un brevetto israeliano. Diciamo che noi ne facciamo un uso più pacifico”. Fino ai Mondiali in Germania ogni singola partita “costringeva” quattro persone a stare davanti a un video e a prendere nota dei gesti dei campioni sul terreno di gioco, ora col “riconoscimento ottico” offerto dai software con la stella di David c’è solo un supervisore.
Ma il ruolo dell’uomo resta fondamentale. “Ci sono situazioni come le mischie in area, gli scontri di gioco e alcuni passaggi – dice Lisa – che hanno bisogno dell’intervento di un operatore per capire a chi è andata la palla o chi ha commesso il fallo”. Senza contare che in tribuna ci sono sempre altri due signori che vedono arrivare sui monitor una massa di dati e in accordo col regista decidono quali utilizzare nel corso di un match. Oggi il 70 per cento degli introiti di Deltatre viene dal calcio, però tutto è iniziato nella seconda metà degli anni Ottanta con il cronometraggio della Coppa del mondo di sci, i Mondiali di atletica e la Formula 1. Quando la Olivetti molla lo sport, comincia la scalata. “Quando Bernie Ecclestone, il grande patron dell’automobilismo – ricorda Lisa, che lavora da vent’anni con Rinaudo e Marini – ha decico di creare un’azienda interna per sviluppare il business dei dati non ci siamo scoraggiati e siamo passati al motociclismo. Adesso abbiamo clienti in tutto il mondo, federazioni internazionali e i maggiori network televisivi, come la Bbc e la Nbc”. Nel 2007 il grande colpo. Deltatre supera la concorrenza del colosso americano Yahoo e da allora si assicura la gestione del sito ufficiale della Fifa (oltre a quello dell’Uefa, il governo europeo del calcio). E sono arrivati pure i sistemi dell’esercito. “Ma quando si gioca – dice Stefano andreoli, trent’anni, modenese, uno degli inviati sul campo di Deltatre – è comunque vietato distrarsi”. Gli spotter, così si chiamano i ragazzi che passeranno un mese con gli occhi fissi allo schermo per cogliere quello che le macchine non riescono a catturare, sono pronti a partire. A pensarci bene, senza Stefano e i suoi compagni, del Mondiale giocato sapremo poco o niente.
Senza retorica: una storia di successo che ha resistito alla crisi mondiale degli ultimi anni perché il grande circo dello sport non ha subito contraccolpi e ha continuato a spendere, almeno a livello di grandi manifestazioni. All’inizio erano in quattro e due soci fondatori appassionati, Giampiero Rinaudo e Luca Marini, oggi Deltatre impiega 309 persone provenienti da una decina di paesi e dal 2008 fa parte di un altro gruppo italiano, Mediacontech, ma ha conservato la sua identità e, soprattutto, il management. Cosa fanno? Trasformano una partita in numeri, fornendo materiale agli spettatori televisivi e ai professionisti dell’informazione. Sono l’anima hi-tech dell’evento sportivo più seguito del pianeta. Tutto quello che vedremo in tv, grafica e dati sui singoli match, viene dai cervelloni elettronici del gruppo sabaudo. Che per monitorare passo dopo passo i movimenti dei giocatori in campo utilizza anche software e tecnologie dell’esercito israeliano. “Per il Sudafrica –spiega Carlo Lisa, direttore vendite e responsabile dello sviluppo di Deltatre – abbiamo un nuovo programma che consente di ricevere le coordinate dei giocatori con una precisione ai limiti dell’infallibile, e questo grazie ai dati in tempo reale che ci arrivano da un sistema che è lo stesso utilizzato per la guida dei missili di Israele. Tant’è che lo abbiamo comprato da un’azienda di Tel Aviv e da un’altra svedese che aveva un brevetto israeliano. Diciamo che noi ne facciamo un uso più pacifico”. Fino ai Mondiali in Germania ogni singola partita “costringeva” quattro persone a stare davanti a un video e a prendere nota dei gesti dei campioni sul terreno di gioco, ora col “riconoscimento ottico” offerto dai software con la stella di David c’è solo un supervisore.
Ma il ruolo dell’uomo resta fondamentale. “Ci sono situazioni come le mischie in area, gli scontri di gioco e alcuni passaggi – dice Lisa – che hanno bisogno dell’intervento di un operatore per capire a chi è andata la palla o chi ha commesso il fallo”. Senza contare che in tribuna ci sono sempre altri due signori che vedono arrivare sui monitor una massa di dati e in accordo col regista decidono quali utilizzare nel corso di un match. Oggi il 70 per cento degli introiti di Deltatre viene dal calcio, però tutto è iniziato nella seconda metà degli anni Ottanta con il cronometraggio della Coppa del mondo di sci, i Mondiali di atletica e la Formula 1. Quando la Olivetti molla lo sport, comincia la scalata. “Quando Bernie Ecclestone, il grande patron dell’automobilismo – ricorda Lisa, che lavora da vent’anni con Rinaudo e Marini – ha decico di creare un’azienda interna per sviluppare il business dei dati non ci siamo scoraggiati e siamo passati al motociclismo. Adesso abbiamo clienti in tutto il mondo, federazioni internazionali e i maggiori network televisivi, come la Bbc e la Nbc”. Nel 2007 il grande colpo. Deltatre supera la concorrenza del colosso americano Yahoo e da allora si assicura la gestione del sito ufficiale della Fifa (oltre a quello dell’Uefa, il governo europeo del calcio). E sono arrivati pure i sistemi dell’esercito. “Ma quando si gioca – dice Stefano andreoli, trent’anni, modenese, uno degli inviati sul campo di Deltatre – è comunque vietato distrarsi”. Gli spotter, così si chiamano i ragazzi che passeranno un mese con gli occhi fissi allo schermo per cogliere quello che le macchine non riescono a catturare, sono pronti a partire. A pensarci bene, senza Stefano e i suoi compagni, del Mondiale giocato sapremo poco o niente.